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Mini-bond, quali prospettive future?

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Un segmento del mercato finanziario dove l’Italia è all’avanguardia in Europa è quello dei minibond, strumento finanziario recente ma in rapida ascesa come canale di finanziamento per le PMI italiane, spina dorsale dell’economia nazionale che tradizionalmente si alimenta finanziariamente attraverso il sistema bancario. L’Osservatorio sui Minibond del Politecnico di Milano produce annualmente un report che fornisce un’istantanea del mercato in questione, l’ultimo disponibile copre l’anno 2017 e ci fornisce interessanti informazioni e spunti di riflessione. I titoli presi in considerazione sono emessi da società non finanziarie residenti (o che svolgono gran parte delle loro attività) in Italia; il valore massimo cumulato di un’emissione non può superare i 500 milioni di euro; inoltre, non è un mercato aperto agli investitori retail.

Il mercato di riferimento per queste obbligazioni è l’ExtraMOT di Borsa Italiana, segmento professionale, dedicato agli investitori istituzionali. Il costo di quotazione di questi strumenti è piuttosto contenuto e non sono obbligatorie figure di intermediari previste in altri segmenti quali ad esempio il listing partner o il liquidity provider. Le caratteristiche di questo mercato lo rendono più flessibile e meno stringente in termini di requisiti – come la documentazione da produrre e i principi contabili da adottare – evitando così di appesantire gli adempimenti burocratici degli emittenti che scoraggerebbero l’accesso al mercato.

A fine 2017 risultavano quotati su questo mercato 201 titoli emessi da 156 imprese, per un valore nominale complessivo di 10,5 miliardi di euro, in aumento rispetto al 2016, quando i titoli quotati ammontavano a 165 per un valore nominale complessivo di 6,2 miliardi di euro. Il 2017 ha fatto registrare 75 nuove emissioni, e 39 delisting (in gran parte obbligazioni a scadenza); in 1 caso si è verificato il fallimento da parte dell’emittente.

PoliMi: 4° Report sui Mini-bond

Occorre anche segnalare che il volume degli scambi è piuttosto basso – controvalore di 105 milioni di euro nel 2017 – dato che la logica degli investitori istituzionali è principalmente buy-and-hold.

Per quanto riguarda le caratteristiche degli emittenti, in gran parte si tratta di S.p.A. (108 su un totale di 137 imprese ad aver collocato bond sul mercato nel 2017); 26 sono S.r.l. e 3 cooperative. Il 75% delle imprese aveva già emesso strumenti obbligazionari. Se scomponiamo il campione per dimensione del fatturato, la situazione si presenta bilanciata, con le imprese maggiori a rappresentare solo marginalmente una quota più ampia (22%).

PoliMi: 4° Report sui Mini-bond

Le imprese che quotano azioni sui vari segmenti del mercato borsistico sono 33, circa il 10% del campione, una percentuale non trascurabile ma indicativa del fatto che i mini-bond vengono utilizzati in larghissima parte da imprese non quotate. In termini di settori di attività, la parte da leone spetta alle imprese manifatturiere, che costituiscono il 44% del totale degli emittenti, seguite da società di fornitura di energia e acqua e da servizi di informazione. Le manifatturiere sono localizzate in primis nel Centro-Nord e sono anche quelle col maggior numero di emissioni: 127 sotto i 50 milioni di euro e 17 sopra detta soglia.

PoliMi: 4° Report sui Mini-bond

Interessanti anche le motivazioni che hanno portato le imprese a collocare titoli sul mercato: circa il 63% dichiara di voler utilizzare i fondi per la crescita interna (finanziamento di ricerca e sviluppo per nuovi prodotti e mercati); il 20% utilizza i fondi per ristrutturare le passività finanziarie, spesso di natura bancaria; l’11% dedica le risorse alla crescita esterna (principalmente acquisizioni). In particolare le PMI sono focalizzate più alla crescita interna rispetto alle grandi imprese (68,5% contro 56,8%). Infatti, per quest’ultime è più frequente il ricorso ai minibond per ristrutturare il debito.

Per quanto riguarda le caratteristiche dei titoli emessi, nel 2017 più la metà del controvalore delle obbligazioni è sotto la soglia dei 5 milioni di euro, in leggero aumento rispetto al 2016.

PoliMi: 4° Report sui Mini-bond

La durata dei titoli è indicativa dell’utilizzo dei mini-bond: la gran parte delle scadenze va oltre i 4 anni e ben 88 sono le obbligazioni con maturity oltre i 7 anni; 69 sono i titoli che hanno brevissima scadenza (meno di 12 mesi); pochi sono quelli con durata intermedia tra 1 e 4 anni. La struttura delle scadenze ci fa intuire che la maggioranza dei fondi raccolti vengono  probabilmente impiegati per operazioni di lungo respiro come lo sviluppo di nuovi prodotti; mentre quelli a breve per coprire sfasamenti temporali nel ciclo di cassa e/o riscadenzare delle passività a breve.

PoliMi: 4° Report sui Mini-bond

Per quanto riguarda il rendimento, su il campione complessivo la distribuzione del valore delle cedole si concentra intorno al 5%, pur con un buon numero di titoli con coupon inferiori al 4% e una larga fetta tra il 5% e il 7%. Per le emissioni del 2017 il valore delle cedole gravita intorno al limite inferiore del range. Anche il trend è in diminuzione: sul complesso dei titoli collocati la cedola media è del 5,15%, nel 2016 del 4,94% e nel 2017 in ulteriore ribasso a 4,74%, in linea con la compressione dei rendimenti nel mercato obbligazionario.

PoliMi: 4° Report sui Mini-bond

Fin qui il rendimento, mentre per quanto concerne il rischio la situazione è meno trasparente in quanto gran parte degli emittenti non ha un rating disponibile, mentre i giudizi di investment e speculative grade sono distribuiti in maniera quasi simmetrica su tutto il campione.

PoliMi: 4° Report sui Mini-bond

Comunque l’esperienza sinora mostra che i casi di fallimento sono solo 2 e che in un caso si è fatto richiesta di concordato. In 29 casi si è proceduto alla ridiscussione delle clausole del prestito (covenant), di questi, 16 riguardano modifiche formali senza impatto sul profilo di rischio-rendimento; in 5 casi, invece, l’impresa non ha rispettato i covenant.

Prospettive

Dal report emerge complessivamente un quadro positivo del settore. I mini-bond sembrano uscire dalla nicchia e affermarsi in maniera consistente come fonte di finanziamento alternativa al credito bancario. Il quadro normativo definito, la presenza di investitori istituzionali e la disponibilità di servizi di infrastruttura finanziaria a costo contenuto rendono questo strumento appetibile alla platea di imprese che hanno la prospettiva di espandersi anche attraverso una potenziale quotazione in Borsa. Infatti, per il numero e la tipologia di attori coinvolti (arranger, consulenti finanziari e legali, società di rating, investitori) questo mercato rappresenta una buona palestra per società con obiettivi ambiziosi.  In futuro, è auspicabile un miglioramento della liquidità del mercato con il coinvolgimento di fondi pensione e società assicurative.

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