le migliori e peggiori obbligazioni

Le migliori e peggiori obbligazioni del primo semestre 2018

Alessio Marchetti Italia Leave a Comment

Siamo al giro di boa dell’anno finanziario ed è tempo di tirare le prime somme con la classica top 10 delle migliori e delle peggiori obbligazioni di Piazza Affari. Questa volta, però, aggiungiamo un piccolo twist all’analisi, escludendo le obbligazioni in euro.

Parliamo, quindi, di bond in valuta estera (di cui abbiamo una pagina dedicata), che generalmente promettono rendimenti maggiori a fronte del rischio aggiuntivo del tasso di cambio, come abbiamo sottolineato più volte.

Le 10 peggiori obbligazioni

Partiamo subito dai titoli peggiori, quelli che hanno subito la flessione di prezzo più pesante. Sul punto più basso del podio troviamo una vecchia conoscenza: la compagnia petrolifera statale del Venezuela – PDVSA – che cede oltre il 23% nei primi sei mesi dell’anno; essendo il Venezuela essenzialmente fallito, il rimborso a scadenza (febbraio 2022) appare quasi un miraggio. Segue un’obbligazione argentina (Isin US040114GY03) di quelle a scadenza ultratrentennale che fa il paio con un’altra posizionata al numero due della classifica (Isin US040114HG87). Non dobbiamo stupirci: con l’accenno di crisi valutaria che stava vivendo il Paese (scongiurata – o rimandata? – dall’intervento del Fondo Monetario Internazionale), gli investitori si sono liberati di titoli che iniziavano a scottare.

E si sentiva puzza di bruciato anche dalle parte del Bosforo: la lira turca è sulle montagne russe da mesi – a senso unico verso il basso, in realtà – continuando a svalutarsi nei confronti dell’euro. Infatti, le restanti posizioni sono tutte occupate da obbligazioni quotate in lire, emesse da Banca Mondiale, Banca europei degli investimenti, IFC. Questi bond hanno lasciato sul terreno tra il 20% e il 17% del loro valore. In particolare, l’obbligazione zero coupon della Banca Mondiale (Isin XS1620777083) che scade a maggio 2027 ha perso il 22% e ora promette un ritorno del 10% circa.

Nel grafico sotto confrontiamo la performance del cambio euro-dollaro, euro-lira turca ed euro-peso messicano. La lira si è svalutata di circa il 20% da inizio anno.

La migliori e le peggiori obbligazioni del primo semestre 2018

 

Sul podio dei vincenti: i 10 miglior titoli obbligazionari

Andando a verificare la parte alta del ranking, si resta piuttosto sorpresi. La classifica è dominata dai bond venezuelani, praticamente carta straccia. O no? A giudicare dai numeri non sembrerebbe. Il bond con cedola all’11,75% (Isin USP17625AE71) che scade nel 2026 ha recuperato quasi il 13% da inizio anno; il titolo con scadenza a maggio 2023 (Isin USP17625AA59) e cedola del 9% registra +18%. Lo scettro spetta al bond che ha messo a segno quasi +21% (Isin XS0217249126) e scambia intorno a 27 centesimi, così come gli altri titoli della top 10, ad esclusione di uno zero coupon della Ibrd (gruppo Banca Mondiale) denominato in pesos messicani – che da inizio anno ha avuto una performance solo lievemente negativa – e che promette un rendimento dell’8% (Isin XS0320606840).

I bond venezuelani hanno, sulla carta, un rendimento che va dal 90% del bond che scade nel 2020 (Isin USP97475AG56) al 29% di quello con maturity 2036 (Isin USP97475AJ95). Queste cifre sono chiaramente irrealistiche, considerando lo stato attuale del Paese e la condizione di default formale. Il rinnovato appetito per il debito venezuelano potrebbe in parte spiegarsi con la ripresa del prezzo del petrolio, con il prezzo del Brent che sale del 66% negli ultimi 12 mesi.

Il prezzo del petrolio Brent
Il prezzo del Brent

Fonte: Financial Times

Essendo l’economia venezuelana completamente dipendente dalla vendita del greggio per l’approvvigionamento di dollari, un po’ di speculazione da questo punto di vista potrebbe esserci. Un altro tipo di speculazione, invece, potrebbe avere un orizzonte temporale maggiore e scommettere su una ristrutturazione del dei titoli di debito che contempli un rimborso non del 100% del nominale, ma di valori più bassi. Anche un rimborso del 40% comporterebbe un guadagno a doppia cifra per chi comprasse le obbligazioni ai prezzi attuali (tutto sotto quota 30). Una scommessa estremamente rischiosa e dal percorso non lineare visto che casi come questo – ristrutturazioni di debiti sovrani – non accadono spesso. Vedi il caso Grecia, dove la scorsa settimana si è, a quanto pare, raggiunto un accordo “definitivo” sul debito, dopo otto anni di salvataggi, austerità ed esclusione dal mercato dei capitali.

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