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Deutsche Bank, difficoltà in corso e nuove minacce in arrivo

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La più grande banca tedesca non se la passa bene. In particolare, le minacce più concrete sembrano venire dagli Stati Uniti, dove una sua sussidiaria è stata messa sotto osservazione prima dalla Federal Reserve un anno fa, e a fine maggio scorso, secondo le indiscrezioni riportate dichiarata “in condizioni problematiche” dall’agenzia statunitense sui depositi – la Federal Deposit Insurance Corporation – la quale non pubblica la lista delle banche problematiche per non alimentare tensione tra i depositanti.

La sussidiaria in questione sembrerebbe la Deutsche Bank Trust Company Americas. Il fatto che questa attenzione speciale venga da parte degli USA non crediamo sia un caso. Mettiamo in fila alcuni avvenimenti avvenuti negli ultimi anni: Dieselgate, accuse di manipolare il cambio, dazi sull’import di alluminio e acciaio, critiche alla gestione dell’immigrazione e un fuoco di fila contro Deutsche Bank nel corso degli anni dal 2009 ad oggi, dove la banca tedesca ha speso miliardi di dollari per venire a patti con la giustizia americana a seguito di comportamenti illeciti (sulla vendita dei mutui subprime alla manipolazione del tasso Libor, per esempio).

Il filo conduttore di questi fatti si enuclea in un protagonista, l’Amministrazione americana nelle sue varie propaggini, e un antagonista, principalmente nelle sue entità economiche. Crediamo che la motivazione di fondo sia ben esposta in un numero nella tabella sotto, presa dall’ufficio di statistica tedesco (consultabile qui):

Fonte: Deutsche Bank

Gli Stati Uniti sono il terzo partner commerciale della Germania e il primo mercato di sbocco per le sue esportazioni, con volumi pari ad oltre 111 miliardi e un surplus di circa 50 miliardi.

Se ci mettiamo nei panni dell’“America first” trumpiano, non è difficile intuire come l’enorme avanzo commerciale tedesco danneggi, al pari di quello cinese, l’industria americana, la quale si ritrova a competere con tali concorrenti che sottraggono quote di mercato interno. Senza voler addentrarsi troppo in considerazioni geopolitiche, è ragionevole desumere che qualche “bastonata” alla Germania rientri nell’ottica di riequilibrare il rapporto commerciale tra i due Paesi.

Tornando al caso Deutsche Bank, la società presenta conti in affanno sul lato della redditività e da inizio anno il titolo ha perso circa il 40%, performando molto peggio dei concorrenti europei (abbiamo preso come riferimento la performance dell’ETF iShares che replica l’indice EUROSTOXX delle 30 maggiori banche europee).

Fonte: Deutsche BANK

A fine maggio, l’amministratore delegato Cryan è stato sostituito da Christian Sewing, il quale presenta un piano industriale che prevede la riduzione di 7.000 dipendenti e il taglio di 23 miliardi di costi nel 2018 e 22 miliardi nel 2019, nonché una graduale ritirata dell’investment banking negli USA. S&P’s ha subito declassato il rating della banca.

Anche il prezzo delle obbligazioni ha subito il contraccolpo: il grafico sotto mostra i rendimenti dei bond a tasso fisso in euro.

Nell’ultimo mese, tutti i valori sono in aumento, specialmente quelli delle obbligazioni a breve scadenza. Il bond con scadenza febbraio 2019 (Isin IT0004780687) rende 40 punti base in più rispetto a metà maggio; il titolo di maggio 2026 (Isin DE000DL40SR8) addirittura sfiora il 4% di rendimento adesso, e sottolineamo che si tratta di uno strumento subordinato.

Se consideriamo i titoli zero coupon, quello con scadenza gennaio 2019 (Isin IT0004775315) è passato da un rendimento negativo e prezzo sopra la pari (101,17), a rendimento positivo (2,6%) e prezzo sotto la pari.

Questi numeri violano una regola non scritta: i rendimenti dei maggiori bancari e quelli dei titoli di Stato (del Paese di appartenenza della banca) tendono a non divergere sostanzialmente (per esempio i titoli non subordinati di Unicredit rendono circa quanto un Btp di pari scadenza). La violazione in questione indica una percezione di rischio nettamente superiore per Deutsche Bank, nonostante sia il “campione” della finanza teutonica, e la volatilità su questi titoli è probabile continui ancora a lungo.

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