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Banche italiane e debito sovrano: un legame che pesa

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Il rapporto tra banche nazionali e Stato è legato a un doppio filo. Se il sistema bancario va in pesante sofferenza, lo Stato deve intervenire per salvarlo (l’abbiamo visto durante la crisi del 2008); se invece è lo Stato ad entrare in difficoltà, possono essere le banche ad avere problemi, dato che spesso sono importanti acquirenti delle obbligazioni statali, e le banche italiane certamente lo sono. Il grafico sotto mostra, infatti, quanto sia elevata l’esposizione dei maggiori istituti di credito italiani verso le obbligazioni del Tesoro (alla fine del 2017).

Fonte: Financial Times

UBI, Monte dei Paschi e Banco BPM hanno circa il 90% del loro portafoglio di obbligazioni sovrane composto da titoli italiani. Segue Intesa Sanpaolo con più dell’80%, rimane meno esposta Unicredit con circa il 45%. Anche altre banche europee hanno esposizioni significative: Caixa e Deixa hanno in pancia titoli italiani che sfiorano, rispettivamente, il 40% e il 20% dei titoli di Stato totali.

Per il discorso di cui sopra, le tensioni di questi giorni sui bond di Stato italiani si sono riflesse anche sui corsi azionari e sulle obbligazioni bancarie del nostro Paese. Il grafico mostra la performance delle azioni delle banche in questione da inizio anno: il Monte dei Paschi è quello che ha ceduto di più (-30%), seguito da UBI (-20%).

Veniamo alle obbligazioni. Bottom line: tutti i rendimenti sono aumentati, spesso anche di molti punti base. I bond di UBI si sono deprezzati significativamente. Il titolo con scadenza dicembre 2019 (Isin IT0004558794) rende ora l’1,4%, in aumento di 70 punti base rispetto a un mese fa, nonostante il prezzo ancora elevato, circa 104% del valore facciale. Stesso discorso per il bond a più lunga scadenza, aprile 2023 (Isin XS1807182495), che rende il 2,5%.

Alcune obbligazioni targate Intesa presentano anche un elemento addizionale di rischio rappresentato dalla subordinazione, come si nota dall’insieme di punti più alto. Ora ben due obbligazioni subordinate, con scadenza rispettivamente aprile 2025 (Isin XS1222597905) e settembre 2026 (Isin XS1109765005), rendono oltre il 3%. Da notare anche che tutte le obbligazioni ora hanno rendimenti positivi.

I bond MPS in scadenza nei prossimi mesi non hanno sofferto più di tanto, ma alcune a più lunga maturity hanno avuto dei balzi importanti e forse anche difficili da giustificare. Per esempio, il bond a scadenza gennaio 2020 (Isin IT0005240509) è passato da un virtuale 0% a +1,2%. Comportamento analogo per due titoli, uno passato da 0,25% a 1,65% (Isin IT0005013971) e l’altro da 0,4% a 1,9% (Isin IT0005140188).

Anche i titoli Unicredit, pur essendo la banca con minor esposizione al rischio Italia, hanno visto rendimenti in netta salita, ora tutti positivi. Il bond Isin XS1014627571 che scade a gennaio 2021 ha promette 80 punti base in più, così come quello con scadenza aprile dello stesso anno (Isin XS0618847775). C’è anche un bond in dollari in scadenza a maggio 2022 che rende oltre il 4,6%, un punto percentuale in più, di certo non giustificabile con oscillazioni del cambio nelle ultime settimane.

Anche in questo caso, crediamo che valga quanto detto la settimana scorsa: le ultime turbolenze finanziarie sono un’occasione di acquisto a prezzi scontati, premesso che si sia in grado di navigare un po’ di volatilità.

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