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Moody’s mette sotto osservazione l’Italia

Eden Uboldi Italia Leave a Comment

Se non verranno apportate importanti riforme, l’Italia rischia il downgrade. Questo è l’avviso dell’agenzia di rating Moody’s diffuso venerdì sera. Qualora il nuovo governo porti avanti politiche di bilancio «insufficienti a posizionare nei prossimi anni il debito su una traiettoria di discesa» o non riesca ad «articolare e presentare un’agenda di riforme strutturali credibili», l’Italia verrà retrocessa.

A preoccupare, oltre che la lentezza nella formazione di un possibile governo (che si è costituito proprio nelle ultime ore, con il via libera di Mattarella), sono alcune misure contenute nel contratto di governo, che porta la firma di Salvini e Dimaio. In particolare, si fa riferimento a «potenziali costose misure su tasse e spesa, senza una chiara proposta su come finanziarle. Anche se alcune delle proposte originarie della coalizione sono state modificate nell’accordo finale, queste portano lo stesso a una più debole, e non più forte, posizione di bilancio andando avanti.» L’agenzia individua molteplici criticità specialmente in merito al reddito di cittadinanza e alla flat tax.

Questa revisione verrà conclusa «quando avremo maggiore visibilità sulla direzione della politica italiana,»  ha dichiarato Moody’s nella nota, concludendo inoltre che il tempo di osservazione potrebbe essere quindi più lungo dei tre mesi abituali.

Possibili scuri anche sul rating di ben 12 istituti di credit.

In base alla metodologia utilizzata dall’agenzia, se l’Italia perdesse il proprio rating, Baa2, il voto dato ai depositi delle banche domestiche, attualmente posizionato ad A3, sarebbe probabilmente declassato. Per questo motivo un mercoledì scorso è stata annunciata una indagine conoscitiva su alcune banche. Nel dettaglio, sono a rischio i depositi a lungo termine di sei banche: Intesa Sanpaolo, Banca Imi, Mediobanca, Credit Agricole Cariparma, Fca Bank e Cassa centrale Raiffeisen. L’attenzione di Moody’s è rivolta anche su Cassa Depositi e prestiti e Invitalia, come emittenti a lungo termine e sui relativi titoli senior non garantiti, e su Cassa del Mezzogiorno e Cassa centrale Raiffeisen come emittenti di lungo termine. Sotto osservazione anche la valutazione dei rischi di controparte di nove istituti: Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banca Imi, Bnl, Mediobanca, Credit Agricole Cariparma, Credito Emiliano, Fca Bank e Cassa centrale Raiffeisen.

Infine la società delle valutazioni di affidabilità ha preso in considerazione la possibilità di ridurre i rating a lungo termine delle società di servizi ai consumatori Cdp Reti, Compagnia valdostana delle acque, Hera, Italgas, Snam, Terna.

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