crolla il peso

Argentina, crolla il peso e volano i rendimenti

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È veramente raro assistere ad un incremento del tasso di riferimento di un paese del 12% in una settimana. Ma in America Latina questo (e molto altro) è possibile, specie se il paese in questione si chiama Argentina

La strategia del Banco Central de la República Argentina per salvare il peso dal precipizio

La banca centrale ha incrementato il tasso a cui presta alle banche commerciali fino a portarlo al 40% (!) dal 27,25% di pochi giorni fa. Misure così drastiche solitamente non vengono impiegate per contrastare l’inflazione – comunque molto alta, almeno quella ufficiale, intorno al 25% – ma sono messe in campo per sostenere la quotazione della valuta locale rispetto ad una estera. Nel caso dell’Argentina le autorità monetarie stanno cercando di contenere la caduta del peso, che negli ultimi 12 mesi ha perso il 40% nei confronti del dollaro e il 54% nei confronti dell’euro. La caduta ha subito un’accelerazione quest’anno, dove il peso ha lasciato sul terreno quasi il 17% nei confronti delle due valute.

Le valute sudamericane sulle montagne russe

Il peso argentino, però, è in buona compagnia. Anche le altre valute del Sud America sono sotto pressione. Il colpevole sembrerebbe essere il rendimento del Treasury americano. Il 24 aprile ha sorpassato la soglia del 3%, determinando un ribilanciamento dei flussi finanziari su scala globale. Nel grafico sotto confrontiamo il rendimento del Treasury (linea blu), lo US Dollar Index (linea rossa), che rappresenta la forza del biglietto verde, e un ETF di iShares che replica l’indice MSCI dei mercati emergenti (linea nera). La dinamica è piuttosto chiara: ad aprile il balzo del Treasury scatena un apprezzamento del dollaro, in quanto gli investitori dirottano i loro fondi sui buoni americani; di pari passo, i mercati emergenti entrano in fibrillazione, con aumento della volatilità.

Fonte: Tradingview

Obbligazioni argentine, rendimenti in levare

I recenti sviluppi si sono fatti sentire anche sul versante delle obbligazioni argentine. Premesso che questi bond sono quotati in euro e dollari – quindi gli investitori sono al riparo dalla vicissitudini del peso argentino -, i titoli hanno subito un deprezzamento perché una stretta monetaria del 12% in pochi giorni non è certo un buon viatico per la solvibilità di un paese. Mediamente i rendimenti sono aumentati di alcune decine di punti base. L’obbligazione con scadenza più ravvicinata – aprile 2019 – è forse quella che ha ceduto di più, portando il suo rendimento a 4,4%, 100 punti base in più rispetto alla quotazione del 24 aprile (Isin US040114HB90). Anche il titolo che scade a gennaio 2023 (Isin US040114HP86) rende ora oltre il 6%, 75 punti base in più. Variazione più contenuta per il bond centenario (Isin USP04808AN44) che offre ulteriori 40 punti base, portando il rendimento atteso oltre l’8%.

Qualora la situazione non dovesse stabilizzarsi ci troveremmo di fronte ad una situazione complessa. Un tasso di finanziamento al 40% probabilmente non è sostenibile a lungo da parte del sistema economico, anche in presenza di una forte inflazione che consuma il valore reale del denaro e favorisce il debitore. Il track record dell’Argentina, i termini di default, non gioca certo a suo favore. La situazione resta da monitorare attentamente.

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