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Inflation-linked bond, non ci sono solo i titoli di stato

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L’eurozona sta vivendo un periodo di espansione economica, come attestato dalle ultime proiezioni macroeconomiche dello staff della BCE, con una continua espansione del PIL in termini reali nel breve periodo. Secondo l’Eurostat, il PIL reali è cresciuto dello 0,6% nell’ultimo trimestre del 2017 grazie al contributo positivo della domanda interna e dell’interscambio netto. A gennaio 2018 il tasso di disoccupazione è sceso all’8,6%, tornando ai livelli di fine 2008. L’espansione del PIL dovrebbe rimanere vigorosa nella prima metà del 2018, in linea con i livelli molto elevati di fiducia delle imprese e dei consumatori.
Le stime della BCE, che riportiamo nella tabella sotto, indicano che, nel medio periodo, il tasso di espansione del PIL reale tenderà a scendere dal 2,4% previsto per quest’anno all’1,7% del 2020. Questo anche a causa di un aumento stabile dell’inflazione che si prevede toccare all’1,7% al termine del periodo di proiezione.

 

Fonte: BCE

E’ forse questo il motivo per cui gli investitori, pur non in presenza di una crescita dei prezzi sostenuta, si sono rivolti ai titoli indicizzati all’inflazione. Se consideriamo i principali emittenti di questi titoli nell’eurozona – Italia, Francia e Germania – notiamo un comune denominatore: i rendimenti sono calati negli ultimi tre mesi.

Se da un lato queste obbligazioni sono emesse dagli Stati, dall’altro un gruppo di titoli – emesso da intermediari finanziari – offre rendimenti mediamente superiori.

Per quanto riguarda l’Italia, troviamo un’obbligazione della Banca Intermobiliare (Isin IT0004940125) che scade a luglio prossimo e quota praticamente alla pari, e pagherà una cedola pari all’inflazione. Mediobanca offre un altro titolo che aggiunge uno spread del 2,2% alla variazione percentuale annuale dell’indice FOI misurato dall’ISTAT (Isin IT0004941875). Curioso invece il caso del bond di Banca IMI (Isin IT0004766587) che rimborsa il 158,6% alla scadenza più una cedola legata all’inflazione.

Tra gli emittenti non italiani troviamo la Royal Bank of Scotland con un bond che offre l’1,6% in aggiunta alla variazione dell’’indice HICP ex-tobacco, e scadenza gennaio 2020 (Isin NL0009289339). Sempre dello stesso emittente e legato allo stesso indice troviamo un titolo con floor del 3% – equivalente alla prossima cedola – e cap del 5% (Isin NL0009292564). Un po’ priù complicato il metodo di calcolo della cedola del bond targata BEI (Isin XS0212674575), il quale corrisponde il valore maggiore tra lo 0% e 1,4 volte la variazione percentuale annua dell’indice “MUICP” (Monetary Union Index of Consumer Prices excluding tobacco) registrata nel mese di novembre di due anni precedenti la data di pagamento della cedola: tradotto la prossima cedola è pari al 2,09%.

Segnaliamo che praticamente tutte queste obbligazioni quotano sopra la pari, ma il loro prezzo è mediamente piuttosto inferiore rispetto a quello dei titoli di Stato.

Di seguito la lista delle obbligazioni indicizzate all’inflazione emesse da società.

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