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Minibond, cosa sono e come funzionano

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Nati come strumento di finanziamento per le PMI, i minibond stanno conoscendo sempre maggiore popolarità. Perché?

Definizione

minibond sono i titoli obbligazionari a medio-lungo termine e le cambiali finanziarie, con scadenza fino a 36 mesi, emessi da società di medio e piccole dimensioni non quotate. Nella normativa di riferimento, non vi è alcuna traccia del termine che è stato introdotto poi dagli operatori finanziari. Questo tipo di strumento finanziario è stato pensato per garantire alle PMI l’accesso al mercato dei capitali e di favorirne un più ampio sviluppo in Italia, offrendo una ulteriore opzione di finanziamento.

La storia dei minibond

Il sistema economico italiano è composto in maggioranza dalla piccola e media impresa,  termine definito dall’articolo 2 della Raccomandazione 2003/361/CE indicante tutte quelle imprese costituite da meno di 250 occupati e con un fatturato annuo non superiore ai 50 milioni di euro oppure un totale di bilancio inferiore ai 43 milioni di euro. 

Sintesi PMI definizione

Le piccole e medie dimensione dell’impresa comportano alcuni vantaggi, fra cui spiccano in particolare, la flessibilità, la capacità di reazione, l’adattamento ai mutamenti causati dalle nuove esigenze del mercato, e la rapidità decisionale possibile grazie all’esiguo numero di persone alla gestione manageriale. Ma, d’altra parte, sono fortemente penalizzate dalla sottocapitalizzazione e da un eccessivo banco-centrismo, ovvero la dipendenza dal credito bancario. Infatti la mancanza di un adeguato livello di capitale di rischio comporta spesso un basso livello di autofinanziamento da utili netti e quindi, non solo, per l’impresa diventa particolarmente difficile realizzare i propri obiettivi ma anche si espone a maggior rischi finanziari.

Due crisi mettono in ginocchio il sistema creditizio

Il ricorrere quasi esclusivamente agli istituti bancari per coprire il fabbisogno finanziario ha indebolito le imprese italiane durante le due crisi finanziarie verificatesi nel 2008 e nel 2011-2013 con la crisi dei debiti sovrani. A partire dal 2007 il credito bancario alle imprese ha subito una notevole restrizione (fenomeno chiamato credit crunch). Anche l’accordo Basilea 2,  le cui regole in vigore dal 2007 inasprivano i criteri di erogazione dei prestiti, ha compartecipato a questa stretta creditizia.

Nella primavera del 2008 la Relazione consultiva della Banca europea per gli Investimenti  permise di avere un quadro generale sulle piccole e medie imprese europee: il 99% delle imprese nell’UE era costituito da PMI ma nei fatti, a livello legislativo, nonvi erano distinzioni da quelle di grandi dimensioni, sottostando agli stessi requisiti amministrativi. Per questo motivo, la Commissione europea, volendo stimolare i legislatori degli Stati membri a agevolare e sostenere le realtà imprenditoriali di piccole e medie dimensione, inaugurò l’Atto sulle piccole imprese per l’Europa, testo contenenti proposte e orientamenti da seguire, come, per esempio, il taglio degli oneri burocratici all’accesso e maggiori aiuti in materia di finanziamenti. Nel dicembre 2011 la Commistione, in Un piano d’azione per migliorare l’accesso delle PMI ai finanziamenti, concluse che fosse necessario nel breve periodo stabilizzare i mercati finanziari e rafforzare le banche, mentre, nel lungo, “migliorare in misura significativa il quadro regolamentare per le PMI, favorendo la creazione di un mercato unico per il capitale di rischio, potenziando i mercati dei capitali e riducendo i costi e gli oneri che gravano sulle PMI“.

I governi chiamati a fronteggiare la crisi economica (Governo Monti prima Governo Letta dopo) hanno apportato una serie di interventi per il rilancio e il potenziamento delle competitività delle piccole e medie imprese italiane e proprio per favorire forme di finanziamento alternative a quelle bancarie sono state introdotto i minibond.

La normativa

Le norme di riferimento sono contenute nel decreto legge 22 giugno 2012 n.83 (Decreto Sviluppo) e nelle successive integrazioni e modifiche apportate dal dl 18 ottobre 2012 n.179 (Decreto Sviluppo Bis), dal dl 23 dicembre 2013 n. 145 (Destinazione Italia) e nel dl 24 giugno 2014 n. 91 (Decreto Competitività).

In realtà non si può dire che il legislatore italiano ha inventato ex novo i minibond: ha ampliato la platea di PMI  che possono far ricorso al mercato dei capitali, modificando la normativa previgente.

Con il Decreto Sviluppo sono state rimosse alcune disparità sul fronte fiscale alla quale erano sottoposti i titoli di debito emessi dalle PMI non quotate rispetto a quelli emessi da società quotate. La possibilità di dedurre gli interessi passivi entro il 30% del margine operativo lordo, l’esenzione degli interessi corrisposti dall’emittente al sottoscrittore e la deducibilità delle spese di emissione sono le tre agevolazioni che compongono la leva fiscale costruita da hoc dal legislatore per supportare le imprese di piccola e media dimensione

Invece il decreto Destinazione Italia ha ampliato l’offerta di forme di finanziamento nel medio-lungo termine alternative al canale bancario, concedendo la cartolarizzazione dei titoli obbligazionari. Così le Special Purpose Vehicle costituite ai sensi della legge per la cartolarizzazione dei crediti, ovvero la numero 130 del 1999, hanno potuto sottoscrivere direttamente le emissioni di minibond. L’applicabilità del privilegio speciale (previsto dall’articolo 46 del Testo Unico Bancario) sui beni mobili destinati all’esercizio dell’impresa e l’introduzione dell’imposta sostitutiva in misura pari allo 0,25%, invece delle imposte indirette, hanno ulteriormente accelerato la diffusione dei minibond. Per attirare gli investitori istituzionali, il provvedimento ha concesso alle banche di emettere covered bond garantiti da minibond e alle assicurazioni di investire in tali strumenti  fino al 3% delle riserve tecniche. Infine è previsto che la garanzia del Fondo per le PMI (art. 2, c. 100, lett. a), della l.  662/96) possa venir concessa anche alle società di gestione del risparmio che, in nome e per conto dei fondi comuni di investimento da esse gestiti, sottoscrivano obbligazioni o titoli similari emessi dalle PMI.

Mentre il Decreto Competitività ha cercato di stimolarne la domanda, soprattutto proveniente dagli investitori esteri, agevolandoli con l’esenzione da ritenuta alla fonte sugli interessi e con il regime sostitutivo delle imposte sui finanziamenti a medio e lungo termine, prima esclusivo appannaggio dei soggetti residenti in Italia. Fra le principali novità spicca la possibilità per le compagnie assicurative e per le società di cartolarizzazione di concedere finanziamenti, in qualsiasi forma, alle PMI.

Il mercato di collocamento

Il segmento professionale ExtraMOT PRO è stato istituito da Borsa Italiana Spa nel febbraio del 2013 per arricchire la propria offerta obbligazionaria alla luce del nuovo quadro normativo. Si tratta di un mercato, rientrante  nella più ampia macrocategoria dei MTFs (Multilateral Trading Facilities), dedicato ai soli investitori professionali, in cui sono oggetto di contrattazione, fra i vari strumenti (come gli strumenti partecipativi e project bond), i minibond nella forma di obbligazioni e cambiali finanziarie.

Nel 2015 è stato lanciato il  portale ExtraMOT PRO Link che offre alle società un accesso privilegiato alla community finanziaria, sponsorizzando il proprio brand davanti agli investitori professionali, che trovano nel sito un importante set informativo, corredato da documenti, dati statistici, approfondimenti e news utili per le proprie decisioni di investimenti.

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