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Consulenti, le soft skill sono l’arma migliore contro i robo-advisor

Eden Uboldi news Leave a Comment

Entro il 2020 circa 5 milioni di posti di lavoro andranno persi, sostituiti dall’intelligenza artificiale. Anche la professione del consulente potrebbe cambiare ma le capacità relazionali e comportamentali diventeranno l’elemento decisivo per la resilienza

In 6 lavori su 10 oltre il 30% delle attività potrebbe già ora essere automatizzato ed entro 2 anni verranno persi circa 5 milioni di posti a causa delle nuove tecnologie. Lo sostengono rispettivamente le ricerche Jobs lost, job gained: workforce transitions in a time of automation dell’Istituto McKinsey e The future of jobs del Fondo economico mondiale (chiamato anche Forum di Davos).

È indubbio che lo sviluppo di tecnologie sempre più avanzate sta mutando il sistema produttivo. E nel settore finanziario la quarta rivoluzione industriale  prende il nome di Fintech, termine utilizzato solitamente in modo estensivo per indicare sia la prestazione di servizi in forma automatizzata o semi-automatizzata (come, per esempio, i servizi di pagamento e le piattaforme di crowdfunding per il finanziamento delle imprese), sia l’utilizzo delle nuove tecnologie atte ad aumentare l’efficienza del sistema finanziario e la gamma di soluzioni offerte ai clienti.

Servizi finanziari

Fonte: The future of jobs, Forum economico mondiale

Una delle possibili manifestazioni del fenomeno Fintech è rappresentata dal robo-advisory, ovvero i servizi di consulenza finanziaria tramite applicativi tecnologici. L’argomento è diventato noto al grande pubblico grazie all’iconica copertina del The Economist dal titolo “Rise of the robots”, nel numero del 29 marzo 2014 contenente un report di 14 pagine in cui la tesi di base era Così come Amazon ha rovinato Borders e le librerie locali, Netflix ha ucciso Blockbuster, Facebook vi ha fatto smettere di parlare con i vostri amici e Tesla sta cercando di distruggere i grandi produttori d’auto, l’idea dietro la Robo-Advisory sta per distruggere lo spazio occupato dai financial advisor, attraverso nuove tecnologie e minori costi; algoritmi al posto di consulenti”.

The Economist sui consulenti

In uno studio presentato nel novembre 2016 dalla società di consulenza Deloitte al convegno nazionale della Società italiana analisi tecnica, l’istituzione italiana che riunisce gli analisti tecnici dei mercati finanziari, sono stati identificati fra i principali fattori che favoriranno l’introduzione massiccia in Italia di servizi di robo-advisory i costi commissionali e di gestione del portafoglio, significativamente inferiori a quelli applicati nei modelli tradizionali di consulenza finanziaria, nonché le preferenze digitali mostrate dalle nuove generazioni (ovvero quella fra gli anni 60 e gli 80 e i millennial, nati a partire dal 1980). Al momento l’ultimo dato disponibile rileva che in Italia nel 2016 la consulenza finanziaria attraverso piattaforme digitali ha avuto una dimensione ancora contenuta, circa 500 milioni di euro, che potrebbero diventare però 13 miliardi nel 2020.

Forecast Robo Advisory in Italia

(AUM in Bln €, CAGR, 2015-2020 E, Italia)

robo-advisory italiaFonte: elaborazione Deloitte

Ma quali abilità saranno più importanti nel futuro?

Nel 2017 il 37% degli oltre 10 mila intervistati nell’indagine compiuta da PwC e contenuta in Workforce of the future – The competing forces shaping 2030 ha dichiarato che teme che l’automatizzazione possa rubargli il lavoro. Lo studio della società di consulenza prevede che entro il 2030  l’8-9% dei 2,66 miliardi di lavoratori nel mondo occuperanno nuove occupazioni, e la maggior parte dei lavori previsti di nuova creazione saranno in settori specializzati, come l’architettura, l’ingegneria, la matematica e computing.

Fra la forza lavoro di oggi, indipendentemente dall’età, la realtà dell’apprendimento permanente è pungente. Le persone si stanno spostando da una qualifica professionale che dovrebbe durare una vita a pensare a nuove competenze ogni pochi anni, abbinate allo sviluppo continuo di abilità personali come la gestione del rischio, la leadership e l’intelligenza emotiva “, ha dichiarato Carol Stubbings, partner e joint global leader per la divisione People and Organisation in PwC.  “Non possiamo sederci e attendere che il futuro del lavoro si realizzi”, ha ribadito il collega Jon Williams, concludendo che “le organizzazioni e i lavoratori che comprenderanno gli scenari futuri, che cosa potrebbe significare per loro e pianificheranno in anticipo, saranno i più preparati a farcela”.

Quindi la volontà di apprendere continuamente o di riqualificare le proprie competenze allineandole alle esigenze del mercato pare essere un elemento determinante per il futuro professionale, insieme a soft skill come la risoluzione dei problemi, l’adattabilità, la collaborazione, la leadership, la creatività e l’innovazione.

Secondo David Deming, professore associato di educazione ed economia all’Università di Harvard, che ha analizzato la crescente importanza dello soft skill negli Stati Uniti, i lavori che richiedono sia competenze specialistiche che sociali saranno quelli che subiranno meno la compressione di posti in favore dell’automatizzazione.

Ma quali sono le soft skill per i consulenti finanziari?

CFA Institute, associazione internazionale che raccoglie i professionisti della finanza (come investment analyst, portfolio manager e investment advisor), ha pubblicato la scorsa primavera Future state of the investment profession, un report sull’evoluzione del lavoro nel settore che “mostra che è l’elemento umano che differenzia i professionisti in futuro”, usando le parole di uno degli autori, Robert Stammers. Lo studio evidenzia come ci sia sempre bisogno delle soft skill, come l’intelligenza creativa e la capacità di influenzare, dato che la tecnologia sostituirà i processi umani più semplici. Molto rilevante è anche la capacità di adattarsi ai cambiamenti, abilità particolarmente ardua da trovare. Per quanto riguarda le figure apicali, le tre doti più apprezzate sono la capacità di articolare le proprie azioni in una vision in linea con l’istituzione ove si opera, la capacità di stimolare una cultura del processo decisionale etico e le capacità relazionali.

Consulenti e soft skill

Fonte: Future state of the investment profession, CFA Institute

Alcune università hanno incominciato ad arricchire i programmi di studio dedicati agli operatori finanziari con corsi di formazione sulle capacità di comunicazione e sulla psicologia della ricchezza. Il programma di pianificazione finanziaria per laureandi e laureati della Texas Tech University è uno dei pochi che richiede agli studenti di prendere e superare un corso di comunicazione per laurearsi. Altri programmi di Certified financial planner, come quello alla Bentley University, offrono corsi simili, lasciandoli però opzionali.

Certified Financial Planner Board of Standards Inc., no-profit statunitense che stabilisce i requisiti per acquisire la certificazione di financial planner (che non è altro che una categoria di consulenti finanziari),  annovera fra questi anche la comunicazione interpersonale, benché al momento non abbia inserito fra i programmi di formazione nessun focus didattico  per aumentare la consapevolezza del consulente e sviluppare abilità comunicative.

 

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