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Bond, le migliori performance d’inizio 2018

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Ecco la classifica  dei 10 migliori titoli obbligazionari d’inizio 2018, analizzando l’andamento dal 2 gennaio. Scopri quali sono i migliori e i peggiori bond delle utilities, i top e i flop delle sovranazionali e i titoli obbligazionari vincitori e quelli perdenti delle società petrolifere e delle banche

E’ passato poco più di un mese dall’inizio dell’anno e già c’è molta turbolenza  sul mercato azionario e obbligazionario. Crediamo che la correzione attuale dell’azionariato globale sia significativa ma non l’inizio di un mercato in prolungata discesa. Anzi, può considerarsi una opportunità di buy, come paventato da Marko Kolanovic di JP Morgan.

Noi ci concentriamo invece sulle migliori (e peggiori) performance dei bond da inizio anno. Anche se le quotazioni dei titoli a reddito fisso sono di gran lunga meno volatili dei titoli azionari, la classifica di chi sale e chi scende in questo breve lasso di tempo fornisce delle informazioni interessanti e in qualche caso sorprendenti.

Bond bancari

Iniziamo dalle obbligazioni bancarie, che per presenza sul mercato italiano fanno la parte del leone. La top 10 comprende bond che hanno guadagnato tra il 2,5% e 5%, con lo scettro che va al titolo Mediobanca (Isin IT0005021602) indicizzato all’EuroSTOXX 50, che ha guadagnato oltre il 6%.

I peggiori hanno registrato perdite nel range 3,5-4,5%, anche qui con una punta in negativo del 6,38% imputabile al bond UBS (Isin DE000UB5WF78) indicizzato all’S&P BRIC 40 Daily Risk Control, ovvero l’indice S&P BRIC 40 – che rappresenta le 40 maggiori aziende di Cina India Brasile e Russia – con un livello target di volatilità.

Probabilmente destinato a scendere ancora il titolo della Royal Bank of Scotland (Isin NL0009487453) che paga trimestralmente una cedola pari a 9% – 2 volte l’Euribor a 12 mesi: in previsione di un aumento dei tassi, questo bond diventa meno attraente in prospettiva di medio periodo.

Bond delle utilities

Tra queste obbligazioni troviamo quelle di Enel, Hera, Terna, Acea e la spagnola Iberdrola e la francese EDP. Qui vediamo che le migliori 10 hanno registrato apprezzamenti quasi nulli, mentre i peggiori performer hanno tutti subito perdite tra il 2% e il 3%. In particolare, tre bond callable di Enel a medio-lunga scadenza (Isin USN30707AC23USN30707AE88USN30707AG37).

Bond sovranazionali

Le obbligazioni sovranazionali (emesse per esempio dalla Banca Mondiale, dal Meccanismo Europeo di Stabilità, dalla BEI) hanno accusato dei colpi se denominate in euro e con scadenze lunghe. Ciò potrebbe essere dovuto alle cedole bassissime che pagano e alla lunga scadenza che le rende vulnerabili all’aumento dei tassi. Aumento ancora lontano probabilmente, nonostante le migliori previsioni economiche per l’eurozona potrebbero indurre la BCE a terminare il quantitative easing già quest’anno. Questi bond hanno perso tra il 5% e il 6%. Svalutazioni consistenti anche per i titoli a media scadenza in pesos messicani e lire turche.

Si apprezzano invece i titoli con maturity più corta, in rubli, dollari e pesos; uno dei pochi titoli in corone norvegesi guadagna il 4% (Isin XS0933581802) che però esibisce sbalzi di prezzo irregolari.

Bond delle petrolifere

Più stabili le obbligazioni emesse dalle società petrolifere. La ripresa del prezzo del greggio dal giugno scorso ha migliorato le prospettive per l’industria e indirettamente la facoltà di ripagare i debiti. Tra i titoli che hanno perso troviamo quelli emessi da Total, Petrobras e Shell, per la quasi totalità obbligazioni callable. Si tratta di bond con cedole generose (se non in euro). 

Ai due estremi troviamo i bond della società petrolifera venezuelana PDVSA (Isin USP7807HAM71 e USP7807HAR68), un po’ nel caos come il resto del paese, i cui titoli sono soggetti a speculazione. I titoli scambiano rispettivamente intorno a 28 e 24 centesimi sul dollaro, a seguito di mancati pagamenti di cedole.

Top 10 Bottom 10

Rullo di tamburi.

And the top 10 is…Venezuela! Praticamente tutte le obbligazioni che hanno guadagnato di più da inizio anno – abbondantemente oltre il 10% – sono titoli di Stato del paese sudamericano. A quanto pare i prezzi stracciati (mediamente 26-28 centesimi sul dollaro) di queste obbligazioni virtualmente fallite ancora stimolano l’appetito di qualche investitore. Come per il caso della petrolifera PDVSA, sembrerebbe esserci molta speculazione sul cadavere delle obbligazioni venezuelane (non si sa mai qualcuno riesca a risvegliare i morti!).

Più variegato il quadro dei worst performer: ritroviamo il titolo UBS di cui sopra, in compagnia di un bond dell’European Stability Mechanism con scadenza ultra lunga (luglio 2042) e ben tre obbligazioni in scadenza nel 2019 (Kreston, Trevi Group e Ternienergia), fatto piuttosto inusuale visto che, come ci spiega la duration, la sensibilità del prezzo rispetto al rendimento per i bond a breve scadenza è solitamente più contenuta. Infatti Trevi Group è in seria difficoltà aziendale e anche Ternienergia non se la passa benissimo. Queste obbligazioni hanno già perso più del 10% in un mese.

Questo è il quadro deli ultimi 30 giorni circa. Un investitore in azioni probabilmente andrebbe a caccia di un “buy the dip” (comprare i titoli che hanno momentaneamente perso) ma qui si parla di obbligazioni. Tralasciando i titoli altamente speculativi come quelli venezuelani o di imprese in difficoltà, predire il recupero di alcuni bond è un esercizio piuttosto complicato. Vale però la regola che chi volesse giocare sulla volatilità di questi giorni può concentrarsi sulle obbligazioni a lunga scadenza, maggiormente suscettibili di variazioni di prezzo.

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