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Le obbligazioni greche fanno (ancora) gola

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Ci siamo già occupati a più riprese (qui e qui, per esempio) delle obbligazioni greche, vere vincitrici (indirette) del quantitative easing nel 2017. Per dare un’idea, nel grafico sotto riportiamo l’incremento percentuale di prezzo di alcuni dei bond greci negli ultimi cinque mesi, dal 2 agosto 2017 al 26 gennaio 2018.

Le obbligazioni sono ordinate in base alla scadenza e infatti si vede all’opera la duration maggiore per i titoli con scadenza più distante nel tempo: in questi casi la riduzione del rendimento ha determinato ordini di apprezzamento che sfiorano il 30%.

A mero titolo di esempio prendiamo il bond GR0138009759 con scadenza febbraio 2027: negli ultimi dodici mesi è passato da una quotazione del 60% al 93% del face value.

FONTE: BORSA ITALIANA

Estendiamo ora lo sguardo a tutte le obbligazioni greche quotate sul mercato italiano, fotografandone il rendimento a fine giugno dell’anno scorso, a inizio gennaio e fine gennaio di quest’anno. La discesa degli yield è impressionante per ogni scadenza.

L’obbligazione con scadenza più ravvicinata (aprile 2019, Isin GR0114028534) prometteva un rendimento del 3,77% circa sette mesi fa; adesso il rendimento si è più che dimezzato (1,14%) e il prezzo è oltre 104.

Stesso discorso vale per titoli con scadenze più lontane nel tempo, tipo il bond Isin GR0133009226 che verrà rimborsato a febbraio 2031. Lo yield era 6,11% mentre ora “solo” 4,62.

Non va comunque tralasciato il fatto che anche nel corso del mese di gennaio i rendimenti hanno continuato a diminuire nell’ordine di 20-50 punti base.

E’ facile capire il successo di queste obbligazioni tra gli investitori anche se non fanno parte del piano di acquisti della BCE: una volta stroncati i rendimenti dei bond degli stati dell’eurozona, i fondi si sono diretti su tutte le obbligazioni che promettessero un minimo di ritorno, e la Grecia – commissariata dalla Troika – offriva proprio questo.

E l’Italia? Al momento la campagna elettorale non sta creando sobbalzi sul mercato dei nostri titoli di Stato, nonostante l’appartenenza all’euro sia uno dei temi più discussi. Per esempio, l’ultima emissione di BTP a 5 anni indicizzati all’inflazione dell’eurozona ha confermato rendimenti a scadenza negativi.

Se osserviamo la curva del rendimento dei BTP confrontando i valori del 27 gennaio con quelli del primo dicembre scorso salta all’occhio il lieve incremento per i bond a scadenza dopo il 2020, anche se gli ordini di grandezza sono piuttosto contenuti, mediamente 20-25 punti base.

 

Siccome l’ombrello della BCE continuerà – seppure a ritmo ridotto – per tutto il 2018 e la crescita globale dell’economia si sta sincronizzando, difficilmente si verificheranno tensioni sul mercato dei titoli di Stato italiani.

Per seguire l’evoluzione dei rendimenti dei BTP e verificare quali tra questi bond quotino sotto la pari, potete consultare il nostro focus dedicato al debito italiano.

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