educazione finanziari a scuola

Educazione finanziaria, serve un piano nazionale

Eden Uboldi news 1 Comment

Che cos’è l’inflazione? La diversificazione del rischio? E la capitalizzazione composta? Molti italiani non lo sanno. Eppure, a fronte della bassa alfabetizzazione finanziaria, sono comunque propensi a sovrastimare il proprio grado di comprensione dei fenomeni in ambito finanziario. Per questo motivo, il governo ha disposto una strategia a livello nazionale per l’educazione finanziaria.

Lo scorso 17 febbraio il parlamento ha approvato la legge n.15/2017, che ha modificato l’articolo 24 bis  del decreto-legge sulla tutela del risparmio (dl 237/2016) introducendo per la prima volta delle Disposizioni generali concernenti l’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale.

La disposizione, in particolare, prevede l’adozione di una “Strategia nazionale per l’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale” e la collaborazione sinergica fra istituzioni private e pubbliche in merito alle iniziative di alfabetizzazione. Per definire questa strategia, dettandone contenuto e tempistiche, è stato designato un Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria, con a capo Annamaria Lusardi, accademica alla George Washington University e una delle massime esperte a livello mondiale di financial literacy.

Educazione finanziaria

Oltre a lei, nel Comitato sono presenti altri 10 membri, selezionati dalle amministrazioni centrali (Ministero dell’economia e delle finanze, Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca, Ministero dello sviluppo economico, Ministero del lavoro e della previdenza sociale), dalle autorità finanziarie (Banca d’Italia, Consob, Ivass, Covip), dall’Organismo di vigilanza e tenuta dell’albo unico dei consulenti finanziari e dal Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti.

Il livello di conoscenze finanziarie in Italia è stato fotografato da più ricerche, anche in ottica comparativa con altri paesi. Pubblicata nell’autunno scorso, l’indagine PISA (Programme for International Student Assessment) 2015, studio con cadenza triennale promosso dall’OCSE per rilevare le competenze dei quindicenni scolarizzati, ha messo in luce che i ragazzi italiani hanno  mediamente delle conoscenze più limitate in ambito finanziario rispetto ai coetanei degli altri 15 paesi che hanno partecipato allo studio. Circa il 20% degli studenti in Italia (rispetto al 22% in media nei paesi OCSE) non riesce a raggiungere il livello di riferimento per le competenze finanziarie (definito Livello 2), limitandosi a  identificare prodotti e termini finanziari di uso comune e a pianificare solo le semplici spese quotidiane. Eppure si stima che quasi il 35% degli studenti quindicenni in Italia sia titolare di un conto corrente. Si osserva che a raggiungere i punteggi più alti nel test sono stati gli studenti di sesso maschile, provenienti da ambienti avvantaggiati dal punto di vista socioeconomico.

Per quanto riguarda il livello di conoscenze nel mondo adulto, la Standard & Poor’s Ratings Services Global Financial Literacy Survey, condotta nel 2014 (da Annamaria Lusardi e altri 2 colleghi) e diffusa l’anno dopo, ha mostrato che nel confronto internazionale gli italiani sono tra gli adulti meno preparati: solo il 37% conosce almeno tre concetti di base tra inflazione, tasso di interesse, capitalizzazione composta e diversificazione del rischio. È una percentuale inferiore alla media dell’Unione Europea e di molti paesi emergenti. Particolarmente ignoranti sulla materia sono le donne, i poveri e gli over 65.

Vuoi provare anche tu a fare il test dell’indagine PISA? Provalo qui https://goo.gl/dmEMc4

Print Friendly, PDF & Email

Comments 1

  1. Pingback: Liceo economico sociale, una proposta di modifica - Obbligazione.io

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *