BCE: to taper or not to taper?

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Nel giorno in cui i banchieri centrali si riuniscono al tradizionale appuntamento di Jackson Hole, Stati Uniti, guardiamo al dilemma che la Banca Centrale Europea affronterà nei prossimi mesi. Nel discorso che terrà domani, Mario Draghi certamente difenderà l’efficacia del quantitative easing; inoltre gli analisti non si aspettano che in quest’occasione il Presidente della BCE delinei la strategia di riduzione di acquisto (tapering) dei titoli dell’eurozona. Ma ci sono alcuni dati e aspetti legali del QE che possono fornire un quadro delle opzioni sul tavolo.

Iniziamo dai dati: il grafico sotto mostra lo stock di obbligazioni dei debiti sovrani dei maggiori Paesi dell’eurozona acquistati dalla BCE (aggiornati a fine luglio 2017). Ovviamente la quota di debito è rapportata al peso delle economie e quindi non stupisce che il debito di Germania Francia e Italia faccia la parte del leone nel portafoglio della BCE.

Esiste però il limite del 33% alla quota di debito pubblico di un singolo Paese che la banca centrale può detenere. Secondo gli analisti di Citigroup – come riportato dal Financial Times – la quantità di debito di Germania, Portogallo, Olanda e Irlanda è già molto vicina alla soglia (le stime indicano che il limite verrà toccato nella primavera del 2018).

Non a caso la quota mensile di debito tedesco sul totale dei titoli acquistati dopo aprile – quando il QE è stato ridotto da 80 a 60 miliardi mensili – è passata dal 24,7% al 23,2%.; in aumento quella francese (dal 19,6% al 20,5%) e italiana (dal 17,1% a 18,2%); in lievissima flessione quella dei debito portoghese, olandese e irlandese.

Qui il dilemma della BCE: con un’inflazione a luglio dell’1,3% (ancora sotto il target del 2%) e con sempre meno bond disponibili da comprare sul mercato, la banca si trova nella difficile condizione di dover continuare il programma di acquisti ma probabilmente cambiare la composizione degli stessi (o cambiare le regole di acquisto). In parte le regole già sono state leggermente modificate: infatti la banca ha incrementato dal 33% al 50% il limite allo stock di titoli acquistabili emessi da agenzie sovranazionali europee (per esempio Banca europea degli Investimenti, Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria, Meccanismo Europeo di Stabilità).

Qualora non ci saranno modifiche consistenti al piano di acquisti, è probabile che la composizione degli acquisti stessi andrà a favore dei debiti francese e italiano (e anche delle agenzie UE), fornendo supporto alle quotazioni di questi titoli e possibilità di capital gain, a parità di altre condizioni. Da non sottovalutare però il costo politico che questa dinamica comporterebbe: i Paesi che verrebbero marginalmente tagliati fuori dagli acquisti potrebbero mettere in discussione la validità delle regole.

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