Quanto pesa la Brexit sul mercato del debito UK

obbligazioni Bank of England, Gilt, Regno Unito 0 Comments

Parecchio, a giudicare dalla curva dei rendimenti dei titoli del debito pubblico britannico. Infatti mercoledì 2 agosto la Bank of England (BoE) ha deciso di lasciare il tasso di policy invariato allo 0,25%, e contestualmente di continuare con il programma di acquisto dei dei bond governativi e societari investment-grade.

Tutto ciò nonostante l’inflazione, su base annuale, abbia ormai superato la soglia obiettivo del 2% (era 2,6% a giugno e si prevede raggiunga il 3% a ottobre). Allo stesso tempo, la sterlina continua a deprezzarsi nei confronti dell’euro (ma di questi tempi quali valute riescono a tenere testa al rafforzamento della moneta unica? una, il pesos messicano). Si viaggia ormai verso la parità, a livelli sperimentati solo all’apice della crisi finanziaria – ultimo trimestre del 2008 – quando il pound si svalutò pesantemente nei confronti dell’euro.

Tasso di cambio euro vs sterlina

fonte: financial times

Ma torniamo alle obbligazioni. Il grafico sotto mostra la curva dei rendimenti del Gilt (l’equivalente del nostrano BTp) che ci informa sulla reazione del mercato alla decisione della BoE. In generale, i rendimenti sono calati tra i 5 e gli 8 punti base in media. No big deal, gli analisti infatti non sono rimasti sorpresi dalla decisione delle autorità monetarie. Quello che è più interessante notare è tuttavia la “forma” della curva: i rendimenti dei titoli a breve scadenza sono tutti raggruppati intorno allo 0,2% circa; poi la curva aumenta di ripidità per le medio-lunghe scadenze fino a raggiungere l’1,80% a metà 2040 (era 1,90% una settimana fa); infine il cambio di rotta, curva a pendenza negativa nel lunghissimo periodo.

Completiamo il quadro con uno sguardo ai bond indicizzati all’inflazione (Gilti). Il grafico fornisce due spunti di riflessione. Da un lato i rendimenti sono generalmente maggiori rispetto ai bond non indicizzati per i titoli con simile scadenza. Prima stranezza, perché i bond indicizzati forniscono rendimenti già depurati dall’inflazione, quindi di solito inferiori rispetto ai rendimenti nominali (che incorporano anche le aspettative d’inflazione). Dall’altro la curva rimane piatta e inchiodata al 2% circa per i bond a lunghissima scadenza, invece di inclinarsi negativamente come nel caso dei Gilt.

Una possibile interpretazione è che stante la grande incertezza sul negoziato Brexit, il mercato giudica le prospettive dell’economia britannica non eccessivamente negative. Ma fino a un certo punto. Infatti la pendenza negativa dello yield nominale potrebbe segnalare che il mercato si attende un rallentamento dell’economia – quantomeno nel lungo termine. In parole povere, gli operatori sembrano credere che il divorzio dall’Unione Europea danneggerà permanentemente le prospettive di crescita economica del Regno Unito.

Ancor più sorprendente il caso delle obbligazioni indicizzate: lo spostamento parallelo della curva verso l’alto rispetto ai livelli di inizio maggio – intorno ai 60 bps, decisamente non poco – mostra chiaramente che gli operatori hanno perso appetito per questi prodotti. Forse il mercato reputa transitorio questo periodo di relativamente alta inflazione in UK e non ritiene necessario comprare protezione a mezzo dei titoli Gilti. Estrarre informazioni dalla curva dei titoli indicizzati è sempre esercizio un po’ complicato visto la dimensione ridotta di questo mercato e la sua minore liquidità. Resta comunque il dato che, a parità di rischio e scadenza, le obbligazioni Gilti promettono un rendimento a scadenza superiore rispetto ai Gilt.

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