Debito sovrano europeo: che succede?

Alessio Marchetti BCE, BTP Italia, FED, Grecia, news, QE 0 Comments

Mercoledì 12 la banca centrale del Canada ha aumentato il tasso benchmark da 0,5% a 0,75%, è il primo aumento dei tassi dal 2010. Mossa in larga parte attesa dagli analisti. Nella stessa giornata la Chairman della Fed, Janet Yellen, ha ammesso che il consolidamento dell’inflazione negli Stati Uniti è ancora incerto ma che la banca continuerà l’aumento graduale dei tassi e l’abbandono del quantitative easing.

In Europa, Mario Draghi  si è mostrato cautamente ottimista sulle prospettive dell’eurozona. Tanto è bastato per mandare su i rendimenti del Bund tedesco a 0,58%, il massimo da 18 mesi; a ruota sono saliti anche quelli dei titoli di debito governativi di Francia, Italia e Spagna. Come mostra il grafico, i rendimenti dei bond decennali delle quattro maggiori economie dell’eurozona sono aumentati in media di oltre 20 punti base.

Notiamo anche che lo spread tra il Bund e il decennale francese (Oat) ha lievemente invertito il trend di assottigliamento iniziato all’indomani dell’elezione di Macron alla presidenza: ieri ha chiuso a 29 punti base, 4 in più del minimo registrato il 26 giugno.

 

Per valutare l’impatto sul debito italiano prendiamo un Btp con scadenza giugno 2027 (Isin IT0005240830) che ancora il 26 giugno scambiava a 102,8. Il titolo ha perso un 3% secco in due settimane circa e adesso è prezzato leggermento sotto la pari.

Prezzo del Btp Isin IT0005240830 con scadenza giugno 2027

fonte: borsa italiana

 

Discorso a parte merita la Grecia, dove i rendimenti sui titoli di Stato sono in costante discesa (ne abbiamo parlato qui). Il decennale è l’unico in controtendenza rispetto a quelli visti sopra. Lo yield è sceso per la seconda volta sotto il 6% e ora quota intorno al 5,3%.

Gli incrementi di prezzo sono generalizzati per tutti i titoli greci. Il grafico sotto mostra il prezzo di due bond (Isin IT0006527532 e GR0128010676) a diverse scadenze: rispettivamente aprile 2019 e febbraio 2023 . Da metà marzo a oggi, i guadagni sono stati rispettivamente del 5% e 17% circa. Nonostante l’appetito che il mercato sta mostrando per il debito greco, bisogna comunque tenere presente la fragilità fiscale del Paese – assente dal mercato dei capitali dal 2014 – ma soprattutto l’esclusione delle sue obbligazioni governative dal programma di acquisto della BCE. Tale situazione fa sì che i bond greci siano gli unici titoli sovrani  dell’eurozona che scambiano sotto la pari.

Per l’investitore che abbia appetito per il rischio si tratta di titoli da tenere in considerazione, visto che alcuni di loro (Isin GR0128010676, GR0128011682, GR0128012698) con scadenze 2023-2025 attualmente scambiano in un range 93-91 del face value.

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