Banche venete: un mese per decidere

Alessio Marchetti aiuti di Stato, bail in, news, subordinate, Veneto banche 0 Comments

La vicenda delle banche venete (Veneto Banca e Popolare di Vicenza) continua a tenere impegnato il Tesoro italiano con le istituzioni di Bruxelles. Se da un lato tutti gli attori coinvolti puntano a evitare il bail-in a ogni costo, dall’altro le soluzioni intorno al dossier devono ancora definirsi. Secondo IlSole24Ore le trattative con Bruxelles puntano a dimezzare la richiesta di 1,25 miliardi di aumento di capitale (capitali privati disponibili a investire nelle venete pare non se ne trovino in giro). E la partita si gioca sul sottile confine che separa gli aiuti di Stato (vietati) e lo spazio di manovra pubblico consentito dalla legge sul bail-in.

Ma concentriamoci su come i mercati stanno reagendo finora. Rispetto a inizio aprile, un momento in cui il rischio di fallimento delle banche sembrava dietro l’angolo, lo stato delle obbligazioni venete è migliorato. Certo, i rendimenti restano stellari per i bond di entrambe le banche. Il titolo con ISIN IT0005124331 di Bpvi con scadenza settembre 2017 promette un rendimento del 15,5% rispetto al 26,3% di due mesi fa circa e adesso scambia a poco oltre il 96% del facciale. Stessa musica per i titoli di Veneto Banca che oggi offrono rendimenti inferiori del 10% in media rispetto ad aprile.

Un discorso a parte meritano le obbligazioni subordinate. Queste rendono intorno al 60%, livelli chiaramente da default. Sembra quindi che gli investitori abbiano già scontato l’ipotesi che nel piano di ricapitalizzazione proposto dall’ad di BpVi Fabrizio Viola – stimato in 6,4 miliardi di euro – parte del capitale verrà recuperato dalla conversione in azioni dei titoli subordinati.

 

Un cenno meritano i titoli garantiti dallo Stato emessi a febbraio, quattro per Veneto Banca e due per Pop. Vicenza, per un totale di 10 miliardi di euro con scadenze 2019-2020. In virtù della garanzia statale questi bond rendono tra lo 0,5%-0,8% circa. I proventi delle emissioni sono stati utilizzati per tamponare le falle di bilancio dei due istituti ma restano da sciogliere nodi cruciali riguardo il loro destino: il decreto che recepisce la direttiva BRRD (quella sul bail-in) impone che la ricapitalizzazione debba avere l’approvazione di Bruxelles. Se invece il governo decidesse di procede senza autorizzazione, la DG Comp (l’organo della Commissione UE che vigila sulla concorrenza) potrebbe aprire un procedura d’infrazione contro l’Italia per violazione delle normativa sugli aiuti di Stato e farsi restituire i miliardi con cui il Tesoro ricapitalizzerebbe le banche. In quel caso non sarebbe chiaro neanche il destino delle obbligazioni garantite: potrebbero essere considerate parte degli aiuti di Stato. Sì, il quadro è piuttosto confuso, non ci sono precedenti in materia e gli interessi in gioco hanno obiettivi alquanto divergenti.

 

 

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