Fintech e digital finance all’IT Forum 2017 di Rimini

Alessio Marchetti news 0 Comments

Obbligazioni.io ha partecipato per la prima volta all’IT Forum di Rimini, la due giorni dedicata al trading e – sempre più – agli investimenti. Quest’anno in particolare molti dei temi affrontati vertevano su fintech e digital finance, ovvero come le nuove tecnologie stanno cambiando – in maniera disruptive, direbbe qualcuno – i servizi finanziari erogati da banche, società di gestione e consulenti.

Il futuro delle banche

Tema affascinante e al centro di un acceso dibattito tra gli operatori. Dagli incontri sono emerse due visioni circa le prospettive delle banche tradizionali. Da un lato viene profetizzata la quasi scomparsa degli istituti per come li conosciamo oggi se non riusciranno a stare al passo con l’innovazione tecnologica e ad integrarla sempre più nella gamma dei servizi offerti. Le banche-pachiderma devono quindi darsi una mossa o si ritroveranno a fare solo cose “noiose” (tipo compliance e rapporti con la vigilanza) che le aziende fintech non vogliono fare (perché non fa cool, aggiungiamo noi).

A questa visione si contrappone l’idea, espressa in maniera autorevole dal finanziere Matteo Arpe (ex amministratore delegato di Capitalia), che le banche continueranno ad esistere e ad avere un ruolo importante. Arpe ha sottolineato in maniera lucida i punti di forza e debolezza del sistema bancario rispetto al fintech. Le banche devono sì ripensare la presenza sul territorio e soprattutto devono sviluppare più prodotti destinati per i giovani. Ma per il momento l’innovazione digitale sta sottraendo alle banche “solo” il sistema transazionale (come vengono effettuati i pagamenti, per intenderci). Secondo Arpe, passata la tempesta nei pagamenti, le banche continueranno a dominare il private banking e wealth management; in più possono fare affidamento su una infrastruttura di sicurezza e compliance (anti-riciclaggio, sicurezza informatica etc.) solidissima e difficilmente replicabile.

Scenari macroeconomici 2017

Crescita globale: è prevista essere più sostenuta per questo e il prossimo anno grazie alla graduale ripresa dell’Europa. L’Italia però resta indietro rispetto ai principali partner europei.

Mercati finanziari: la volatilità a record minimi desta preoccupazione, soprattutto tra i gestori.  L’azionariato USA è unanimemente visto come caro mentre quello europeo si pensa possa ancora esprimere del potenziale. L’incertezza maggiore è sul come collocarsi in un mercato con valutazioni già alte. Previsioni ottimistiche per l’Asia  ma Banca IMI ritiene che la bolla immobiliare cinese sia ormai conclamata.

Sul fronte obbligazionario emergono visioni contrastanti: Massimiliano Maxia di Allianz punta su high yield e duration brevi per contrastare il rialzo dei tassi. Di simile avviso Anima SGR che inoltre vede buone opportunità sui titoli societari al confine tra l’investment e il non-investment grade. Alessandro Furrer di Fidelity crede invece che fattori strutturali (stock mondiale di debito in primis) mettano un tetto al rialzo dei rendimenti e quindi favorisce duration intorno a 4 anni.

Italia: sull’azionario sembra che al momento la faccia da padrone l’effetto-PIR che sta spingendo in alto le quotazioni delle small e mid-cap. Si prevede che a fine anno questa tendenza avrà un forte impatto sulla Borsa di Milano e ad oggi la raccolta è stimata intorno ai 2 miliardi. Per quanto riguarda il debito si è già allerta circa le ripercussioni che avrà la fine del quantitative easing della BCE sul debito pubblico e privato.

PIR

E’ il tema del momento. I gestori stanno rapidamente adeguando l’offerta per questo tipo di prodotto che ancora però presenza delle incertezze normative. Da un punto di vista strettamente finanziario, Raffaele Zenti di AdviseOnly ha fatto giustamente notare come investire una larga fetta del patrimonio in PIR possa esporre a un eccessivo rischio-Italia dati i vincoli di allocazione del PIR stesso. Questo va pesato con il generoso vantaggio fiscale, l’impignorabilità e l’orizzonte temporale di medio termine dell’investimento.

Roboadvisor e consulenza finanziaria

Altro tema interessante. Anche qui due punti di vista a confronto. Alcuni credono che la roboadvisory si ritaglierà una fetta del mercato, importante ma pur sempre di nicchia. Altri, e in testa Denis Masetti di Blue Financial Communication, sostengono che il combinato disposto della MiFID II (in particolare la trasparenza sui costi) e delle nuove tecnologie sconquasseranno il modello attuale di consulenza. Per questo Masetti e MC Advisory lanceranno a breve due nuovi prodotti disegnati per supportare il consulente con piattaforme digitali a prezzi accessibili.

Crowdfunding e crowdlending

Mercato ancora di nicchia e con potenziale. Le società presenti – PrestaCap, Tip Venture, PrestiamociCredimi e Lendix – sono realtà italiane e internazionali che operano nel crowdfunding classico ma anche nel finanziamento alle imprese come canale alternativo alle banche. I rendimenti promessi sono piuttosto interessanti (dal 4% al 7-8%). Nessuna società è al momento in break-even ma non abbiamo scorto preoccupazione nel panel: l’obiettivo è crescere e ottenere quote di mercato, il pareggio è previsto arrivare nei prossimi 2-3 anni.

 

 

 

 

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *