Uno sguardo al debito greco

Alessio Marchetti BCE, Grecia, macro, news, QE 0 Comments

Il 2 maggio il governo greco e i creditori internazionali – BCE Unione Europea e FMI, la Troika per intenderci –  hanno raggiunto un accordo sulle riforme per l’esborso di una tranche da 7,4 miliardi di euro, parte del terzo salvataggio da 84 miliardi approvato nell’estate del 2015.

Non discuteremo qui le richieste dei creditori e le misure concordate (che potete trovare qui e qui). Piuttosto ci concentreremo sull’impatto che l’evento ha avuto sul debito greco ed eventuali scenari futuri.

Per cominciare, negli ultimi dodici mesi il rendimento del titolo decennale si è quasi dimezzato, passando dall’11% circa di inizio febbraio 2016 al 5,9% del 2 maggio.

Se estendiamo lo sguardo a tutte le scadenze – la curva dei rendimenti – è palese come nelle ultime due settimane i recenti sviluppi (le presidenziali in Francia e l’accordo di ieri) abbiano contribuito a un marcato schiacciamento della curva, specialmente per le obbligazioni a scadenza 2017-2024.


Per esempio, il titolo GR0110029312 con scadenza luglio 2017 è passato da un rendimento del 7,1% il 21 aprile al 5,2% di oggi, 3 maggio. Una calo del 2% in meno di due settimane. Discorso simile per i titoli GR0114028534 con scadenza aprile 2019 (dal 7% al 5,7%) e GR0128011682 con scadenza febbraio 2024 (dal 6,7% al 5,9%). Al contrario, per obbligazioni con scadenze oltre il 2028 la riduzione è stata più contenuta – circa 30 punti base. Viene preservata inoltre l’inclinazione negativa della curva per le scadenze oltre il 2035, a segnalare probabilmente che il mercato non si attende buone dinamiche dell’economia greca nel lungo.

Il grafico sotto mostra l’andamento dei prezzi di questi tre titoli. L’apprezzamento negli ultimi 12 mesi è stato notevole: 6,7% per il titolo GR0110029312; 10% per quello GR0114028534 e ben 22,8% per GR0128011682. La risalita è stata particolarmente repentina a partire dalla metà di febbraio (area grigia).


Scenari

Qual è la prospettiva per il debito greco? Al momento non c’è ancora un accordo risolutivo tra la Grecia e i creditori circa la riduzione del debito. Le posizioni sono note: il governo greco ritiene la ristrutturazione del debito condizione necessaria all’implementazione delle riforme; la Germania si è sempre opposta fermamente a questa opzione; il Fondo Monetario Internazionale ha reiterato più volte la necessità di un taglio del debito. Fare previsioni sull’esito del negoziato è estremamente difficile: la Germania può certamente imporre la sua linea ma la necessità della partecipazione del FMI (condizione posta dalla Germania stessa) conferisce al Fondo una potente leva per venire incontro alle richieste della Grecia.

Una potenziale svolta sarebbe l’ingresso dei bond greci nel programma di quantitative easing della BCE. Questo abbatterebbe in un sol colpo il rendimento dei titoli. Affinché ciò avvenga le condizioni macroeconomiche del Paese dovrebbero migliorare notevolmente: la BCE accetta come collaterale titoli che abbiano un rating di almeno BBB-. Al momento il debito greco è valutato B- (con outlook stabile), ovvero quattro notch sotto la soglia della “salvezza”. Tale scalata risulta improbabile nel breve-medio termine considerando i fondamentali del Paese: crescita del Pil rivista a ribasso da +2,5%  a +1,7%; disoccupazione al 23,5%; debito pubblico/Pil al 179%; deflusso di depositi per 2,5 miliardi di euro tra gennaio e febbraio; deficit commerciale all’1,8% del Pil (ma in costante miglioramento dal 2011). Unica nota positiva il surplus primario dello Stato che ha raggiunto il 3%, battendo così il target dell’1,5% richiesto dalla Troika.

 

 

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